RIPENSARE MARX ANTICAPITALISMO E GEOPOLITICA

"E' L'ECCESSO CHE GENERA IL NECESSARIO" E. ZOLA

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domenica, 22 novembre 2009

SERVIZI E SEGRETI di A. Berlendis

 

1. Affermava Bobbio scandalizzato: “Ciò che in regime democratico è assolutamente inammissibile è l’esistenza di un potere invisibile che agisce accanto a quello dello Stato, insieme dentro e contro, sotto certi aspetti concorrente, sotto altri aspetti connivente, che si vale del segreto non proprio per abbatterlo ma neppure per servirlo. Se ne vale principalmente per aggirare o addirittura violare impunemente le leggi, oppure per ottenere favori straordinari o illeciti.Continua
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venerdì, 20 novembre 2009

SEMPRE MENO di Giellegi

 

 

Sempre meno mi piace questo Geronimo. In passato l’ho apprezzato vivamente, anche perché ne capisce più lui di economia che non i paludati professori intenti a scrivere scemenze sul “Corrierone”. Ha anche parlato più volte, ma mai con coraggio ed esplicitazione, della “manina d’oltreoceano” che nel 1992-93 ispirò la campagna di annientamento dello schieramento politico rappresentato soprattutto da Dc-Psi per portare al potere non i “comunisti”, come dicono certi scemi, bensì i rinnegati a tutto tondo del vecchio piciismo, con il rincalzo dei “poteri forti” parassiti incentrati sulla Confindustria, in particolare sulla Fiat e su quel capitale privato che decise, sul panfilo “Britannia”, di distruggere l’industria “pubblica” (non faccio differenza tra “pubblico” e privato, sia chiaro, ma tra parassiti e industrie di punta e strategiche del tipo di quella messa in piedi da un personaggio dotato di coraggio e idee chiare quale fu Mattei). Continua
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Baffino di ferro spezzato


I mendicanti mendicano, i ladri rubano, le puttane puttaneggiano (B. Brecht, L’opera da tre soldi)

…E i traditori tradiscono. Apprendiamo con estrema soddisfazione la notizia secondo la quale Massimo D’Alema – detto anche baffino di ferro, colui che da Premier fu in grado di trasformare palazzo Chigi nell’unica Merchant bank dove non si parlava inglese (Guido Rossi) ma si facevano ugualmente gli interessi della finanza anglo-americana; il Condottiero fiero che portava all’arrembaggio fantomatici capitani coraggiosi, col compito di scalare le grandi imprese pubbliche, senza il becco di un quattrino; l’amico intimo dei più scaltri e rampanti banchieri (in Puglia ancora si piange per la Banca 121) che rubavano ai poveri per dare ai ricchi; il più filoamericano dei socialisti ex piccìsti di casa nostra, l’uomo che nel ’99, sempre da Primo Ministro, riuscì a far passare l’aggressione alla Serbia (Cossiga ha più volte dichiarato, senza mai essere smentito, di aver affossato Prodi e di aver favorito l’ascesa di Spezzaferro perché agli americani serviva una specie di “fido” che facesse un lavoretto pulito senza scatenare l’opinione pubblica pacifinta e di sinistra), giustificandosi nella neolingua tipica dei servitori sciocchi dell’impero, come una difesa integrata per ragioni umanitarie; il gran visir di “Sicofantia” che sorrideva e salutava i suoi padroni in visita nella “Provincia” con welcome e bye bye a profusione (altro che politica del cucù di Berlusconi)- non sarà il candidato alla carica di Mr. Pesc del PSE.

Al suo posto i socialisti europei propongono l’inglese Catherine Ashton. Si tratta di una forma di risarcimento alla Gran Bretagna dopo che lo stesso PSE aveva escluso Tony Blair dalla corsa per la presidenza stabile dell’UE. Certo, la motivazione con la quale i socialisti europei hanno fatto fuori D’Alema è ancor più pretestuosa delle ragioni che avevano invogliato Berlusconi & C. a proporlo nel ruolo di “Ministro degli esteri” di Eurolandia.

Il re di Gallipoli non sarebbe presentabile, secondo il capogruppo dei socialdemocratici al parlamento europeo, Martin Schulz, poiché designato da una compagine politica non socialista. Stendo un velo pietoso su questa motivazione per quanto a noi vada benissimo così. Tuttavia non posso esimermi dal fare un altro appunto. Il fatto che i socialisti lascino una carica così importante alla Gran Bretagna, l’unico paese membro che sta solo con un piede in Europa e con entrambe le chiappe ben piazzate nella sua ex-colonia, la dice lunga sulla lungimiranza e sull’autonomia che vestirà la politica estera dell’Unione.  Ancora una volta i sinistri, in tutto il continente, si rivelano il ponte levatoio abbassato dal quale passano tutti i nemici  dei popoli europei.

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giovedì, 19 novembre 2009

L’AGENDA DELLA NATO di Red

In un documento intitolato An Agenda for NATO, Z. Brzezinski celebra a modo suo i 60 anni dell'alleanza militare più forte del momento. Il documento è reperibile all'indirizzo URL sotto riportato.

Per Brzezinski, il ruolo futuro della NATO deve partire dalla consapevolezza della funzione storica che l'alleanza ha svolto dalla sua fondazione che è in sintesi riassumibile in tre punti: l'aver terminato la secolare "guerra civile" europea per la supremazia, l'aver imposto l'impegno degli USA alla difesa dell'Europa in chiave anti-sovietica, la pacifica vittoria della "guerra fredda". Da qui occorre partire per porre la questione: cosa viene dopo? Continua

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mercoledì, 18 novembre 2009

LA CADUTA DEL CAVALIERE a cura di G.P.

 

 

Gianfranco Fini ha ormai decretato la fine del governo di centro-destra con il respingimento risoluto delle numerose mediazioni tentate da Berlusconi, al quale ha infine sbattuto la porta in faccia sul processo breve e su un eventuale lodo Alfano bis. Il tempo per una possibile ricomposizione politica tra le due anime del PDL si è ormai esaurito. Le circonlocuzioni dell’ex leader di AN, il quale gioca a fare il garante della democrazia e delle istituzioni dall’alto del suo ruolo di arbitro parlamentare, sono la prova provata che egli non ha alcuna intenzione di sollevare il Premier dai suoi guai giudiziari e, anzi, non gli dispiacerebbe affatto vederlo braccato e infine colpito a morte, s’intende, politica. Continua

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martedì, 17 novembre 2009

I VERTICI RUSSI SONO UNITI a cura di G.P.

La stampa italiana, ma anche quella europea - come potremo verificare dall’articolo che ho tradotto oggi, il quale critica i medesimi preconcetti sui russi, artatamente diffusi dai giornalisti di ogni colore politico al solo fine di screditare l’azione di questo grande paese - non perdono occasione per mettere in risalto possibili fratture e differenze tra la politica di Putin e quella di Medvedev. Continua

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lunedì, 16 novembre 2009

Berlusconi e Mattei a cura di G.P.

Dopo il pezzo di oggi sulle minacce a Berlusconi mi sembra opportuno segnalare anche l’articolo del prof. Moffa che si posiziona, sebbene con alcune differenze (che adesso non rimarco perché inessenziali alla riflessione), sulla stessa linea delle mie argomentazioni:

(http://www.claudiomoffa.it/pdf/matteieberlusconi.pdf).

Già in un'altra occasione avevo tracciato alcuni parallelismi tra quanto accaduto a E. Mattei, fondatore e grande Presidente dell’Eni, dagli anni ’50 fino al giorno della sua morte, avvenuta il 27 ottobre 1962, e il clima torbido che si va approfondendo intorno alla figura del Premier, reo di perseguire una politica estera ed energetica non allineata all'atlantismo dominante. Resto del parere che Berlusconi arriva a malapena all’inguine di Mattei per visione strategica e capacità decisionale, ma come dice il professor Moffa nel suo articolo è il contesto storico ad essere differente:

“Non esiste un “caso Berlusconi” come allepoca ci fu un “caso Mattei”? Sarebbe segnale di ottimismo incosciente pensarlo: in realtà il tasso di conflittualità non lo si misura in termini di radicalità della linea politica perseguita misurata secondo criteri astratti e astorici, senza considerare cioè i mutamenti degli equilibri generali dagli anni Cinquanta ad oggi fra poteri eversivi e poteri costituzionali in tutti i paesi dell’Occidente. Tutta la storia della repubblica italiana è segnata da casi oscuri e minacce contro chiunque abbia sfidato il mondo della finanza pura e il potere bancario e le loro proiezioni politiche…[nazionali ed internazionali, ndr]. Il “caso” Berlusconi non fuoriesce da questo quadro… Sono minacce di morte, che evocano della vicenda Mattei il più grande e esiziale errore del geniale ed eroico fondatore dell’ENI: il non premunirsi di un vero apparato di sicurezza e sorveglianza, fino a creare il terreno per il fatale attentato del 29 ottobre 1962”.

Precisamente questo. Berlusconi sta commettendo lo stesso errore avendo anch’egli trascurato, molto più di Mattei, l’intesa con i corpi speciali dello stato, i soli che avrebbero potuto proteggerlo in una fase di  attacco pluridirezionale come quella attuale. L’uomo rischia molto che ne sia consapevole o meno.

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GEAB N°39 è disponibile! trad. di G.P.


GEAB N°39 è disponibile! Crisi sistemica globale - Gli stati di fronte alle tre opzioni brutali del 2010: Inflazione, forte pressione fiscale o insolvenza - Comunicato pubblico GEAB N°39 (15 novembre 2009) Continua

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 17:42 | link | commenti
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ECCO DA DOVE PROVENGONO LE MINACCE AL PREMIER di G.P.


 

La notizia riportata da alcuni quotidiani sulle minacce di morte di cui Berlusconi sarebbe stato fatto oggetto, da parte di non meglio precisate organizzazioni terroristiche, lascia al quanto interdetti, soprattutto considerando il clima di caos politico-istituzionale nel quale ci troviamo nonché l’aumento esponenziale di colpi bassi di cui sono quotidianamente protagonisti i suoi ex sodali, impegnati a comporre convergenze per fare definitivamente fuori il loro capo. Continua
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Berlusconi in bilico a cura di M. Tozzato 15.11.2009

Riporto di seguito alcuni citazioni dal Corriere e dal Sole24Ore di oggi (15.11.2009) che si possono ricollegare ai problemi toccati da La Grassa nel suo ultimo intervento. Nell’editoriale del Corriere Ernesto Galli Della Loggia scrive:
<<Tutto lascia credere – e aggiungo: sperare – che il provvedimento circa il cosiddetto “processo breve” non andrà in porto. Appare assai improbabile, infatti, che esso possa superare nell’ordine: le divisioni all’interno della stessa maggioranza, le presumibili e motivate obiezioni d’incostituzionalità da parte del presidente Napolitano o, alla fine, il giudizio davanti alla Consulta stessa. […]Così tutto è destinato a restare come prima. Tutta la vita pubblica italiana è destinata a restare paralizzata chissà ancora per quanto tempo dal corto circuito politica-giustizia.>>
Continua

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